Sponson
- Nicola Terenzi

- 28 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Un refit poco invasivo, risultati concreti
Quella che racconto oggi è la storia di una barca che, nel tempo, è cambiata.Nata come open, è stata successivamente trasformata in semicabinata per rispondere a nuove esigenze di utilizzo. Una modifica funzionale, sensata, ma che ha inevitabilmente alterato gli equilibri originali del progetto.
Più volumi, più comfort, ma anche più peso e un centro di gravità più alto.Il risultato era una barca che aveva perso parte della sua efficienza: planata meno pronta, assetto meno pulito e una maggiore sensibilità al rollio.
Non si trattava di “farla andare di più” in modo astratto, ma di farla tornare a lavorare bene.

Il contesto: cosa si poteva (e non si poteva) fare
In teoria, anche un aumento di lunghezza avrebbe portato benefici in termini di velocità e scorrimento longitudinale. È un principio noto: la lunghezza aiuta.In questo caso però non era un’opzione praticabile, né dal punto di vista strutturale né da quello progettuale.
E c’è un aspetto ancora più importante:anche allungando la barca, il problema del rollio legato al centro di gravità più alto sarebbe rimasto.
Serviva quindi un intervento mirato, capace di:
compensare il peso aggiuntivo
migliorare la stabilità trasversale
recuperare efficienza senza stravolgere lo scafo
L’intervento: sponsons integrati
Il lavoro è stato realizzato da Maurizio Carli del Cantiere Nautico San Marco, con un approccio estremamente concreto e rispettoso della barca.
La soluzione è stata l’aggiunta di due sponsons laterali, laminati direttamente sullo scafo, senza modificare la carena originale . Non un rifacimento radicale, ma un’integrazione strutturale studiata per lavorare insieme allo scafo esistente.
Un intervento:
poco invasivo
pulito dal punto di vista estetico
strutturalmente corretto
reversibile concettualmente, perché non snatura il progetto originale
Wetted surface area: il compromesso consapevole
Gli sponsons hanno di fatto allargato la carena, aumentando la wetted surface area, cioè la superficie dello scafo a contatto con l’acqua.
In condizioni ideali sappiamo che: meno superficie bagnata significa meno attrito e più velocità.
Ma qui la barca non era più nelle condizioni ideali del progetto originale.
L’aumento di superficie bagnata è stato quindi un compromesso necessario, accettato per ottenere qualcosa di più importante: più galleggiamento e più portanza.

Perché ha funzionato
Allargando la carena, gli sponsons hanno permesso alla barca di:
galleggiare di più
entrare in planata con meno sforzo
mantenere un assetto più corretto
ridurre sensibilmente il rollio dovuto al centro di gravità più alto
Il risultato è che, nonostante una wetted surface area maggiore, la resistenza complessiva in navigazione si è ridotta nel momento in cui conta davvero: durante la planata e alla velocità di crociera.
Ed è così che una modifica apparentemente “controintuitiva” ha portato a un risultato misurabile: circa 5 nodi in più di velocità massima, insieme a una barca più stabile, più efficiente e più piacevole da condurre.










